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Tutto è bene quello che finisce bene...

"Tutto è bene quello che finisce bene" spesso usiamo questa frase senza conoscerne l'origine (All's well that ends well) una commedia shakespeariana dell'inizio del 1600. Ciò che certamente facciamo ogni volta che ripetiamo questa frase, è renderci conto del pericolo scampato.
Scrivo questo perchè è la prima frase che mi è venuta in mente quando ho rivisto la paziente a cui ho donato Reiki esattamente una settimana fa. Quel pomeriggio sembrava stare bene anche se avevo sentito, mentre le trasmettevo energia, che qualcosa non andava poco sotto la ferita alla testa. Il giorno dopo l'hanno dovuta operare di nuovo e con urgenza,  per un grumo di sangue che le stava creando seri problemi. Oggi l'ho vista in forma, e prima di fare una tac di controllo ha accettato volentieri di ricevere Reiki. La donna ha sentito molto calore anche oggi, il trattamento per fortuna le è servito soltanto per rilassarsi, non aveva neanche dolori alla testa, forse domani in mattinata la dimettono, bene così! Anche io non ho percepito sensazioni particolari, dopo una giusta convalescenza questo momento così difficile sarà un lontano ricordo.

Il secondo paziente a ricevere Reiki è stato un uomo che domani verrà operato per un tumore alla cervicale. Contrariamente a quanto mi sembrava inizialmente l'uomo aveva proprio bisogno di un trattamento Reiki, non tanto per l'ansia da intervento, ma proprio  per bilanciare le energie. Non solo ha assorbito molta energia e si è sentito ricaricato, ma gli si è attenuato il dolore che ha sempre alla testa, per via proprio del problema alla cervicale. Inoltre anche dopo essersi alzato dal lettino, sentiva l'energia sulla schiena, lo stupore dell'uomo mi ha colpita, questo mi fa supporre che inizialmente fosse scettico. Forse domani fa in tempo a ricevere altro Reiki, sarà operato di pomeriggio, e sembra proprio che l'intervento della mattina sia piuttosto lungo. Il paziente era così entusiasta del trattamento energetico ricevuto che ne ha parlato con un'infermiera, la quale poi lo ha riferito a me.

Visto che non c'era un terzo paziente disponibile a ricevere Reiki, ho fatto un trattamento ad un'ausiliaria di reparto. Tutto il personale infermieristico le aveva detto in giorni e momenti diversi, che valeva la pena provare questa tecnica. Così non si è lasciata sfuggire l'occasione, e visto che oggi la situazione in reparto era piuttosto tranquilla, non le è stato difficile allontanarsi e godersi il trattamento. Alla fine ne era veramente entusiasta e mi ha detto "mi ci voleva proprio!".

Mentre andavo via, ho visto il paziente uomo che avevo trattato poco prima, era in compagnia dei suoi parenti. Mi ha fermata per chiedermi come si chiamasse la tecnica che ho usato, ne stava proprio parlando in quel momento con i suoi cari. Mentre gli dicevo che si tratta di una tecnica giapponese chiamata Reiki, i parenti hanno voluto saperne di più. Visti i risultati si auspicano che domani l'uomo abbia il tempo di ricevere un altro trattamento, prima di andare in sala operatoria. Lo spero anch'io, gli farà senz'altro bene!

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